Giuda e il Festival di Opera Buffa a Casa del Contemporaneo

In Sala Assoli lo scorso 27 ottobre è andato in scena lo spettacolo Giuda” la cui coreografia è firmata da Michele di Stefano. Lo spettacolo fa d’anteprima della stagione di Casa Del Contemporaneo.

Lo spettacolo rientra nel progetto Na-Sa che nasce nel 2020 da un’idea di Michele Mele e racchiude in due sillabe un’idea e una traiettoria che congiunge due città, identificandosi nel racconto di alcuni personaggi esemplari, a partire dai loro luoghi di nascita. Queste figure sono accomunate da un percorso artistico, nomade e rappresentano il genius loci, concetto antico che – a queste latitudini – spesso si traduce con “nemo propheta in patria”. 

Nel dettaglio il progetto rende omaggio a Michele Di Stefano, che nel 2019 con il suo gruppo MK ha festeggiato i vent’anni di percorso artistico e attività. Un percorso che lo ha portato in giro per il mondo a calcare importanti scene e a raccogliere premi e riconoscimenti, sempre lontano da dove tutto è iniziato, dal suo luogo di nascita.

Di Stefano ha ricevuto il Leone d’argento per l’innovazione nella danza alla Biennale di Venezia (2014), il premio Nico Garrone (2018) e il premio Danza&Danza (2000).

Dopo lo spettacolo Giuda, Casa del Contemporaneo continua la sua programmazione con il prologo, ospitando il Festival dell’Opera Buffa.

Il festival diretto da Massimiliano Sacchi partito dalla Reggia di Portici ha proseguito con una tre giorni in Sala Assoli.

Il “Festival dell’Opera Buffa napoletana” è una rassegna che apre uno squarcio su un periodo storico e su un genere che pochi conoscono veramente e a fondo; riporta l’attenzione su un periodo storico in cui Napoli è stata una capitale europea della cultura con Londra, Vienna e Parigi e ricorda le stanze della scena napoletana, oggi totalmente dimenticate come il teatro dei Fiorentini, il San Bartolomeo, il Nuovo, dove si rappresentò trecento anni fa, un’autentica rivoluzione.

Sostenuta dal MIC (Ministero Italiano della Cultura), organizzata da Giano Bifronte e con il coordinamento teatrale di Claudio Di Palma, la rassegna è un trionfo della commedia per musica napoletana che offre pagine di musica di altissima qualità in una verve comica brillante.

In programma “Il maestro di Cappella” di Domenico Cimarosa, “L’uccellatrice” di Niccolò Jommelli, l’operina “Mastrogiorgio”, e due concerti, “A Serpina penserete” e “La musica del sole”.

Melodie tradizionali e versi popolari che rimandano a Vinci, Pergolesi, Leo, Paisiello e Cimarosa sono riproposte da Erasmo Petringa Marcello Vitale alla mandola e alla chitarra battente; è una possibile testimonianza di street music tutta giocata sullo stile interpretativo.

“Il Maestro di Cappella”, invece, è un intermezzo settecentesco per sola voce, quella del basso Luca Di Lorenzo, accompagnato al pianoforte da Fabrizio Romano; la regia è affidata a Enzo Mirone, i costumi sono di Giuseppe Avallone.

Basata su un testo originale scritto a quattro mani dal regista Rosario Sparno e dal poeta Francesco Forlani, l’opera buffa “Mastrogiorgio” è un esplicito omaggio a Paisiello ambientato nell’Ospedale degli Incurabili a Napoli. Al centro del lavoro, musicato da Massimiliano Sacchi e Giulio Fazio, c’è il tema della follia.

L’altro concerto presente in rassegna “A serpina penserete” (Young Pergolesi), è ancora frutto della collaborazione di Petringa e Vitale che ci mostreranno come la musica classica sia stata, prima di arrivare alle sale da concerto, un genere di consumo amato dal pubblico.

 “L’uccellatrice” di Niccolò Jommelli è un’opera che si vede molto raramente, un gioco di corteggiamento, di provocazioni della malìa per amore in cui cadono Mergellina e don Narciso sotto gli occhi del servo Lesbino. La regia è affidata a Claudio Di Palma e a Paolo Cresta.

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